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Simone Resinato rappresentante di interessi alla Camera dei Deputati: impegno immediato contro il dumping contrattuale.

In data odierna Simone Resinato ha ritirato il tesserino per l’accesso permanente alla Camera dei Deputati in qualità di rappresentante di interessi, figura istituzionale regolarmente iscritta nell’apposito elenco tenuto dalla Camera, a presidio della trasparenza nei rapporti tra Parlamento e portatori di interessi collettivi.

La nomina è stata conferita da Federdipendenti, associazione sindacale nazionale di cui Resinato ricopre la carica di Presidente nazionale, e si inserisce in un percorso di rappresentanza strutturata e riconosciuta, maturato nel mondo del lavoro, della bilateralità e della contrattazione collettiva.

Il rappresentante di interessi svolge una funzione centrale nel processo democratico: è l’interlocutore qualificato tra le istituzioni parlamentari e le realtà sociali ed economiche che rappresenta, con il compito di portare all’attenzione dei decisori pubblici proposte normative, analisi tecniche e criticità concrete provenienti dai territori. Un ruolo che contribuisce a rendere l’attività legislativa più aderente ai bisogni reali di lavoratori e imprese.

Accanto all’impegno nazionale, Simone Resinato è anche Presidente del CAT Federaziende Lecce, ente autorizzato dalla Regione Puglia, che opera sul territorio supportando le imprese nell’espletamento di adempimenti burocratici, nella partecipazione a bandi pubblici, nell’accesso a finanziamenti agevolati e nella formazione professionalizzante. Un’attività che rafforza il dialogo tra pubblica amministrazione e sistema produttivo, favorendo sviluppo, legalità e occupazione qualificata.

Resinato ricopre inoltre il ruolo di Vicepresidente dell’EBTI, ente bilaterale nazionale istituito dalla contrattazione collettiva tra Federdipendenti, Federaziende, Confsin, Snapel e Fedimprese, confermando un impegno concreto nella regolazione dei rapporti di lavoro e nella tutela delle parti sociali.

Al centro dell’azione che Resinato intende avviare immediatamente vi è il contrasto deciso al dumping contrattuale, fenomeno che negli ultimi anni ha prodotto effetti distorsivi sul mercato del lavoro, comprimendo i salari, indebolendo la concorrenza leale tra imprese e svuotando di contenuto la contrattazione collettiva.

«La funzione che mi è stata attribuita – dichiara Simone Resinato – comporta una grande responsabilità. Intendo agire sin da subito per interloquire con i parlamentari e con le forze politiche, proponendo soluzioni legislative concrete che contrastino il dumping contrattuale e valorizzino i contratti di qualità, indipendentemente dall’organizzazione sindacale o datoriale che li sottoscrive. Il dumping contrattuale non è una patologia marginale, ma una scelta politica implicita che negli anni ha consentito la proliferazione di contratti poveri, firmati solo per abbattere il costo del lavoro. Io credo che sia arrivato il momento di dire con chiarezza che non tutti i contratti sono uguali e che la qualità deve contare più del logo di chi li firma».

L’obiettivo dichiarato è quello di superare una visione ideologica o autoreferenziale della rappresentanza, puntando invece su contratti che garantiscano tutele reali e salari dignitosi, in piena applicazione dell’articolo 36 della Costituzione, che sancisce il diritto del lavoratore a una retribuzione proporzionata e sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa, e in coerenza con i principi contenuti nella legge delega n. 144 in materia di salario minimo.

La linea quindi è netta: superare l’idea che la rappresentatività si misuri per autoreferenzialità o per rendite di posizione, e affermare invece un principio semplice ma dirompente: è rappresentativo chi garantisce salari dignitosi, tutele reali e diritti esigibili.

In questo solco si colloca l’ultimo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro sottoscritto da Federdipendenti, Federaziende, Snapel, Confsin e Fedimprese per i dipendenti degli studi e delle attività professionali, nonché per i dipendenti dei CAF, delle società di servizi CAF, degli Istituti di Patronato e dei Centri Elaborazione Dati, che prevede un salario minimo pari a 9 euro l’ora. Un esempio concreto di contrattazione orientata alla qualità del lavoro, alla dignità salariale e alla sostenibilità per le imprese.

Un tema che assume particolare rilievo anche a livello territoriale, soprattutto in relazione al partenariato promosso a Lecce da alcune organizzazioni datoriali e sindacali che si autoproclamano le uniche maggiormente rappresentative, escludendo di fatto numerose associazioni che ogni giorno tutelano centinaia di lavoratori di diversi settori sul territorio provinciale.

«Non è accettabile – prosegue Resinato – che si costruiscano politiche del lavoro escludendo pezzi importanti della rappresentanza reale. La rappresentatività non si dichiara, si dimostra nei contratti, nei salari, nei servizi offerti ai lavoratori e alle imprese. È necessario ristabilire trasparenza, pluralismo e criteri oggettivi. Quello che sta accadendo a Lecce è un modello che non deve diventare sistema: pochi decidono per tutti, senza criteri oggettivi, senza trasparenza e senza confronto. Questo non è pluralismo, è chiusura politica».

L’obiettivo dichiarato è quindi portare anche questa battaglia direttamente in Parlamento, aprendo un confronto politico su rappresentatività, dumping contrattuale e qualità della contrattazione collettiva, affinché le politiche del lavoro tornino a essere uno strumento di giustizia sociale e non di competizione al ribasso.

Simone Resinato rappresentante di interessi alla Camera dei Deputati: impegno immediato contro il dumping contrattuale.

In data odierna Simone Resinato ha ritirato il tesserino per l’accesso permanente alla Camera dei Deputati in qualità di rappresentante di interessi, figura istituzionale regolarmente iscritta nell’apposito elenco tenuto dalla Camera, a presidio della trasparenza nei rapporti tra Parlamento e portatori di interessi collettivi.

La nomina è stata conferita da Federdipendenti, associazione sindacale nazionale di cui Resinato ricopre la carica di Presidente nazionale, e si inserisce in un percorso di rappresentanza strutturata e riconosciuta, maturato nel mondo del lavoro, della bilateralità e della contrattazione collettiva.

Il rappresentante di interessi svolge una funzione centrale nel processo democratico: è l’interlocutore qualificato tra le istituzioni parlamentari e le realtà sociali ed economiche che rappresenta, con il compito di portare all’attenzione dei decisori pubblici proposte normative, analisi tecniche e criticità concrete provenienti dai territori. Un ruolo che contribuisce a rendere l’attività legislativa più aderente ai bisogni reali di lavoratori e imprese.

Accanto all’impegno nazionale, Simone Resinato è anche Presidente del CAT Federaziende Lecce, ente autorizzato dalla Regione Puglia, che opera sul territorio supportando le imprese nell’espletamento di adempimenti burocratici, nella partecipazione a bandi pubblici, nell’accesso a finanziamenti agevolati e nella formazione professionalizzante. Un’attività che rafforza il dialogo tra pubblica amministrazione e sistema produttivo, favorendo sviluppo, legalità e occupazione qualificata.

Resinato ricopre inoltre il ruolo di Vicepresidente dell’EBTI, ente bilaterale nazionale istituito dalla contrattazione collettiva tra Federdipendenti, Federaziende, Confsin, Snapel e Fedimprese, confermando un impegno concreto nella regolazione dei rapporti di lavoro e nella tutela delle parti sociali.

Al centro dell’azione che Resinato intende avviare immediatamente vi è il contrasto deciso al dumping contrattuale, fenomeno che negli ultimi anni ha prodotto effetti distorsivi sul mercato del lavoro, comprimendo i salari, indebolendo la concorrenza leale tra imprese e svuotando di contenuto la contrattazione collettiva.

«La funzione che mi è stata attribuita – dichiara Simone Resinato – comporta una grande responsabilità. Intendo agire sin da subito per interloquire con i parlamentari e con le forze politiche, proponendo soluzioni legislative concrete che contrastino il dumping contrattuale e valorizzino i contratti di qualità, indipendentemente dall’organizzazione sindacale o datoriale che li sottoscrive. Il dumping contrattuale non è una patologia marginale, ma una scelta politica implicita che negli anni ha consentito la proliferazione di contratti poveri, firmati solo per abbattere il costo del lavoro. Io credo che sia arrivato il momento di dire con chiarezza che non tutti i contratti sono uguali e che la qualità deve contare più del logo di chi li firma».

L’obiettivo dichiarato è quello di superare una visione ideologica o autoreferenziale della rappresentanza, puntando invece su contratti che garantiscano tutele reali e salari dignitosi, in piena applicazione dell’articolo 36 della Costituzione, che sancisce il diritto del lavoratore a una retribuzione proporzionata e sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa, e in coerenza con i principi contenuti nella legge delega n. 144 in materia di salario minimo.

La linea quindi è netta: superare l’idea che la rappresentatività si misuri per autoreferenzialità o per rendite di posizione, e affermare invece un principio semplice ma dirompente: è rappresentativo chi garantisce salari dignitosi, tutele reali e diritti esigibili.

In questo solco si colloca l’ultimo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro sottoscritto da Federdipendenti, Federaziende, Snapel, Confsin e Fedimprese per i dipendenti degli studi e delle attività professionali, nonché per i dipendenti dei CAF, delle società di servizi CAF, degli Istituti di Patronato e dei Centri Elaborazione Dati, che prevede un salario minimo pari a 9 euro l’ora. Un esempio concreto di contrattazione orientata alla qualità del lavoro, alla dignità salariale e alla sostenibilità per le imprese.

Un tema che assume particolare rilievo anche a livello territoriale, soprattutto in relazione al partenariato promosso a Lecce da alcune organizzazioni datoriali e sindacali che si autoproclamano le uniche maggiormente rappresentative, escludendo di fatto numerose associazioni che ogni giorno tutelano centinaia di lavoratori di diversi settori sul territorio provinciale.

«Non è accettabile – prosegue Resinato – che si costruiscano politiche del lavoro escludendo pezzi importanti della rappresentanza reale. La rappresentatività non si dichiara, si dimostra nei contratti, nei salari, nei servizi offerti ai lavoratori e alle imprese. È necessario ristabilire trasparenza, pluralismo e criteri oggettivi. Quello che sta accadendo a Lecce è un modello che non deve diventare sistema: pochi decidono per tutti, senza criteri oggettivi, senza trasparenza e senza confronto. Questo non è pluralismo, è chiusura politica».

L’obiettivo dichiarato è quindi portare anche questa battaglia direttamente in Parlamento, aprendo un confronto politico su rappresentatività, dumping contrattuale e qualità della contrattazione collettiva, affinché le politiche del lavoro tornino a essere uno strumento di giustizia sociale e non di competizione al ribasso.

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